SENTIERI CINESI

Le mie foto
Nome:
Località: Torino, TO, Italy

Ho 35 anni e sono laureata in Lingua e Letteratura Cinese. Lavoro come buyer in un'azienda del settore automotive, ma non è sicuramente il sogno della mia vita. Se potessi non lavorare, vorrei potermi dedicare allo studio delle interrelazioni tra micro e macrocosmo, come facevano i "magi" rinascimentali. Dopo essermi laureata e assaporato per un anno il mondo del lavoro italiano, mi sono trasferita in Cina per un anno per studiare storia del'arte all'accademia di Hangzhou. Dal mio rientro in Italia, 6 anni fa, sto ancora cercando di reinserirmi nella società "civile" italiana, con scarsi risultati! Questo blog è il mio modo di condividere il mio animo e il mio modo di osservare la realtà con i miei lettori. Spero che anche per voi sia un percorso entusiasmante come lo è per me.

martedì, luglio 18, 2006

Dal Finestrino


Questa immagine è stata scattata all'ora di punta (ore 17:20 p.m.) sulla strada che porta alla stazione Nord dei bus di Hangzhou.

Fino a cinque anni fa, su questa strada, all'orario di uscita dalle fabbriche, la corsia delle biciclette sarebbe stata invasa da centinaia di veicoli.
Oggi non è più così perché molti cinesi possiedo ormai auto private.
Tuttavia è ancora possibile vedere uomini e donne andare al lavoro e tornare verso casa, in sella ad una bicicletta, anche se, sempre più spesso, elettrica.
Spero di avere il tempo per dilungarmi sull'argomento in un prossimo post.

Per oggi, volevo solo parlare brevemente della tipica mantellina che le donne cinesi (non ho mai visto un uomo portarla) indossano per evitare che lo smog e la polvere rovinino loro abiti e pelle.
Soprattutto la pelle, che per le donne cinesi è importantissimo rimanga bianca, anche in estate.
Una pelle bianca è sininimo di belelzza, al contrario di una pelle abbronzata dal sole.

Da poco ha anche fatto la sua comparsa un cappellino trasparete, in plastica, che abbassato sul viso, a mo' di maschera da saldatore, ripara il viso dal sole e dalla polvere ed aiuta a respirare meno smog, proveniente dagli scariche delle macchine e camion e pullman, che sfrecciano nella corsia adiacente.

lunedì, luglio 17, 2006

Il Treno Fluttuante


Passando per le strade che portano verso l'aeroporto di Shanghai, si passa accanto alla stazione della metropolitana di Long Yang Lu, da cui parte il Maglev, il treno rapido a levitazione magnetica che in circa 8 minuti percorre una distanza di 30 km, a una velocità di circa 430 chilometri orari.
Si tratta di una monorotaia automatizzata, non inquinante, che fluttua su un cuscinetto magnetico, sfruttando il principio di attrazionerepulsione delle calamite.

Il governo cinese lo ha acquistato più di due anni fa (la sua inaugurazione risale al marzo 2004) per 1,2 miliardi di dollari dalla società tedesca Siemens, pensando così di poter in parte risolvere il problema del traffico verso e dall'aeroporto internazionale di Pudong.

Tutatvia, parlando con gli abitanti di Shanghai, sembra che questo treno non venga quasi per niente usato dai locali. Ciò è dovuto in parte al fatto che il precorso del Maglev copre una porzione molto limitata della città, e in parte a causa dell'elevato costo del biglietto (attualmente 88,00 rmb, circa 8 euro, a corsa).
Sembra infatti che il Maglev sia quasi esclusivamente usato da turisti e da pochi uomini d'affari locali.
I comuni cittadini di Shanghai, continuano a preferire l'utilizzo dei più economici ed inquinanti taxi, anche a costo di rimanere imbottigliati nel traffico urbano per ore.

Tuttavia, nonostante i costi in perdita e la scarsa risposta da parte del pubblico, sembra che sia già in costruzione una linea analoga che collegherà in circa mezz'ora Shanghai alla "vicina" Hangzhou (189 km).
Inoltre, per le olimpiadi di Pechino 2008, un altro treno ad alta velocità, ma più simile ad un TGV, entrerà in funzione sulla linea Shanghai-Pechino, percorrendo in circa 6 ore (i mezzi attuali impiegano circa 20 ore) i 1462 km che separano le due città.
Non vi viene voglia di farci un giro?

sabato, luglio 15, 2006

Pudong: Futuro o Passato?

Oggi sono stata a Pudong, la più recente area industriale di Shanghai.
E' lì che quasi tutte le aziende straniere da anni aprono filiali, sfruttando l'agevolazione fiscale offerta del governo locale.
E' qui che, in nome del progresso, intere zone rurali sono state cancellate per fare posto ad un nuovo aeroporto internazionale e a centinaia di spazi riservati all'industria.

La zona di Pudong dista più di mezz'ora di macchina dal bound (cuore della città vechia), quindi, per arrivarci, bisogna attraversare gran parte della città. La cosa curiosa è che, mano a mano che si esce dal centro cittadino, i grattaceli si trasformano in palazzi, i palazzi in palazzine, le palazzine in case, le case in capanne.
Inoltre, più ci si allontana dal centro, più alle ombre dei grattacieli si sostituiscono quelle degli alberi.

Anche la dimensione delle strade va diminuendo da 5/6 corsie per carreggiata, fino al punto in cui una macchina ed un carretto non possono incrociarsi senza che uno dei due autisti ceda il passo all'altro.

Sembra impossibile, eppure può succedere che in una megalopoli come Shanghai (circa 16.000.000 di abitanti) si possano ancora vedere steccati di bambù sul ciglio delle strade, giovani e vecchi contadini che giocano a carte seduti "alla cinese" (inginocchiati con i talloni a terra e il sedere che tocca i polpacci) sul ciglio della strada giocare a carte o a biliardo, pescareo su piccole giunge e coltivare mais.

Ma forse è proprio questo il segreto che rende Shanghai così magica e capace di attirare a sé milioni di abitanti e visitatori. Qui futuro e passato si incontrano, si mescolano e si reinventano ogni giorno, creando mille realtà, tutte vere, contemporaneamente.

mercoledì, luglio 12, 2006

Treni Cinesi, Puntualità Svizzera

Sono partita da qualche giorno per la Cina e visto che oggi mi è capitato di prendere il treno, mi piacerebbe spiegarvi come funzionano i treni e le stazioni cinesi.

Innanzi tutto, sui treni esistono essenzialmente due classi per le cuccette e tre classi per i posti a sedere. Questi ultimi si dividono in:
- ying zuo (sedili duri), corrispondente alla nostra seconda classe;
- ruan zuo (sedili morbidi) corrispondente, più o meno, alla nostra prima classe;
- zhuan zuo, posti in piedi.

A seconda del biglietto comprato, si accede alla stazione da ingressi differenti.
Ogni ingresso è sorvegliato da un'hostess o uno stuart che fanno passare solo chi è in possesso di un biglietto valido per una partenza in giornata.
Chi non possiede un biglietto, non può accedere alla sazione o deve prima passare in biglietteria
e comprare un biglietto (e lo si può comprare al massimo solo 3 giorni prima della partenza), mettendosi pazientemente in fila di fronte ad un'ulteriore entrata.
Nei giorni precedenti alle feste nazionali, può capitare di non trovare neppure posti a sedere!!!

Comunque, anche per accedere ai binari e poi per salire in carrozza troverete delle simpatiche hostess che controlleranno che voi abbiate il biglietto in regola per la partenza.
Nonostante questi mille controlli, all'ora prestabilita per la partenza, il treno comincia a muoversi e le hostess di bordo cominciano la loro incessante camminata lungo i vagoni per rendere il viaggio più piacevole. Cibo e bevande vengono serviti ad intervalli regolari.
Le toilettes non sono certo meravigliose, ma anche quelle dei nostri treni non eccellono in quanto a pulizia.

Tutto sommato, quindi, l'esperienza del treno cinese non è certo così traumatizzante come i più potrebbero immaginare.
Inoltre, pensate, sono anche arrivata puntuale a destinazione!

venerdì, luglio 07, 2006

Cina - Brasile, 0 - 4

E’ di poco più di una settimana fa la notizia della temporanea sospensione dal servizio del famoso cronista cinese Huang Jianxiang, reo di aver tifato troppo smaccatamente per la squadra italiana durante l’incontro Italia-Australia, disputatosi proprio nel giorno in cui il primo ministro australiano John Howard si trovava a Pechino per una visita ufficiale al governo cinese.

Questo curioso fatto di cronaca, a tratti grottesco, mi ha fatto tornare alla mente un divertente episodio successo 4 anni fa durante i mondiali di Corea e Giappone.

Correva il giorno 8 giugno 2002.
Dopo mesi passati ad Hangzhou, mi ero da qualche mese trasferita presso l’Accademia delle Arti di Dalian, città conosciuta sì per le sue industrie e per il suo mare, ma sicuramente più famosa per la sua squadra di calcio, pluripremiata nei campionati e nelle coppe asiatiche.

Era tempo di mondiali di calcio e per la squadra cinese si trattava della prima qualifica a livello mondiale. Cosa ancora più straordinaria era il fatto che più della metà dei giocatori della nazionale cinese provenissero dalle file di un’unica squadra: il Dalian.

Vi lascio immaginare l’euforia che si respirava nell’aria quella mattina.
Allievi, professori, addetti alla mensa, alle pulizie, alla cura del giardino, tutti aspettavano con ansia, fin dalle prime luci del mattino l’inizio della partita.
Addirittura le lezioni del pomeriggio erano state sospese e un maxi schermo allestito nella sala comune dell’Accademia.

Si giocava Cina – Brasile.
Agli occhi del mondo, il risultato era quasi scontato, ma nessuno in quella sala aveva il minimo dubbio che la nazionale cinese avrebbe vinto. La fiducia era palpabile.
Dal fischio d’inizio in poi, anche io mi sono sempre più lasciata trasportare dall’entusiasmo.
Stentavo a credere, però, che quelle persone dagli sguardi infuocati, che scandivano con le urla e il ritmo dei loro respiri le fasi ora statiche ora concitate dell’incontro, potessero essere le stesse che ogni lunedì mattina, radunate nel cortile della scuola, partecipassero con le solite espressioni di facciata alle sessioni di elogio, durante l’alza bandiera settimanale.

Alla fine, la sconfitta della Cina è stata netta (0-4), ma dal giorno della partita non ho più visto maschere intorno a me.

mercoledì, luglio 05, 2006

Oriental weapons: Death or Self-knowledge instruments?


Last Sunday I attended a workshop of naginata, the Japanese halberd, organized by the martial art school YOSHINRYU, as part of the exhibition “L'Ombra del Guerriero” (Turin, San Pietro in Vincoli, May 9th - July 9th 2006).

I have been practicing Taijiquan for two years, so I have already had the opportunity to study weapons in a martial arts context, but during that practical experience I have better understood how deep is the contrast between Western and Eastern culture about the concept of weapons.

While in Western countries weapons are usually just perceived as fight instruments, in China or in Japan they are mainly considered self-knowledge instruments. Being a death instrument is only a minor attribute of a weapon in Eastern cultures.

A good example to explain this concept is the beautiful artwork that Ms Hiraoka, calligraphy master, depicted before the naginata demonstration started.
She drew some bamboos and beside them a sentence attributed to an ancient warrior that says: “Sitting down, I look at my sword”.

The warrior does not long for using his sword; he is just looking at it, in a peaceful context, as the sword is part of the nature surrounding him.
Through many years of difficult physical and mental practice, he learnt how to fight against his hidden monsters and fears; he learned how to live together with them.
Through exhausting exercises he found his gesture precision and his emotional control improved. And in that moment, aware of his new physical and mental capabilities, he ceased from desiring to clash with real enemies, because he learnt how to feel empty inside.

Being empty does not mean to be stupid, without any thoughts. According to Oriental cultures, it means to be completely in harmony with nature forces. It means to be able to be them all at the same time.
So, the use of weapons in a martial art context should not be seen as a practice for violent people, but it has to be felt as a path for people that are ready for anything, in order to learn how to deeply know themselves.

For more information about the exhibition “L'Ombra del Guerriero”and about YOSHINRYU, martial art school, look at websites www.kagemusha.it and www.yoshinryu.com

lunedì, luglio 03, 2006

Il Maestro Hokusai

Oggi mi discosterò leggermente dai sentieri cinesi per percorrere un altro cammino dell'arte, ma giapponese.

Penso che molti di voi abbiano già visto da qualche parte l'opera qui sopra riprodotta. Si intitola "La grande onda a Kanagawa".
E' del maestro Hokusai (1760-1849), uno dei più innovativi artisti della pittura e stampa giapponese.

Ieri sera ho finito di leggere un grazioso libricino sulla vita, romanzata, del grande artista e visto che una frase mi ha particolarmente colpita, ho pensato di condividerla con voi.
E' una frase molto corta, ma che colpice nel profondo.

Hokusai e un suo giovane allievo stanno camminando sulla strada che conduce ad un tempio, quando, all'improvviso, scorgono una farfalla che svolazza attorno a una peonia.
A quel punto Hokusai si rivolge al ragazzino dicendo:

"Impara a guardare in silenzio, se non vuoi che il rumore annienti davanti ai tuoi occhi la bellezza delle cose fragili."

Il libro che stavo leggendo si intitola "Il Maestro Hokusai", di Francois Place, edizioni EL, Trieste, 1998.

sabato, luglio 01, 2006

I Grandi Tesori della Corte Cinese, 1662 - 1796

Due settimane fa sono stata a Parigi, al Musée Guimet, per vedere la mostra che da il titolo al post odierno.
Anche se l'esposizione non mi ha entusiasmata nel suo complesso, tuttavia ho avuto la possibilità di vedere e rivedere dei magnifici rotoli orizzontali, difficilmente esposti al grande pubblico per problemi di conservazione.

La maggiorparte di essi sono sorte di manifesti propagnadistici che rappresentano il tentativo dei più grandi imperatori della dinastia Qing (Kangxi, Yongzhang e Qianlong) di farsi ben volere dal popolo cinese - infatti, la dinastia Qing era di origine mancese, e quindi considerata come straniera dai cinesi dell'epoca.

Pur non essendo troppo numerose le opere esposte, i grandi rotoli orizzontali non possono lasciare indifferenti gli spettatori.
Dal punto di vista tecnico possiamo mettere in evidenza:
- la delicatezza e la varietà del tratto;
- l'attenzione ai particolari;
- l'armonioso bilanciamento di pieni e vuoti, che conferisce ritmo alla narrazione;
- i colori, a volte accesi, a volte delicati, magistralmenti stesi sulla seta.

Dal punto di vista artistico, invece, veniamo conquistati dal realismo delle immagini che, immediatamente, ci risucchiano anima e corpo all'interno delle scene.
Eccoci allora a salutare l'ingresso trionfale dell'imperatore e del suo seguito in città; a partecipare alle parate militari o ai giochi in onore del Figlio del Cielo; ad officare i riti per l'inizio della stagione della semina; o ancora a cacciare nel folto di una foresta.
Tutto è così vivo che si fatica, alla fine del percorso espositivo, a riprendere contatto con la realtà.
Vi consiglio allora di rimanere ancora un po' all'interno del museo e di godervi la sua bellissima collezione permanente, una delle più ricche in Europa.
La mostra si conclude il 24 luglio e il sito del Musée Guimet è: www.museeguimet.fr