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Località: Torino, TO, Italy

Ho 35 anni e sono laureata in Lingua e Letteratura Cinese. Lavoro come buyer in un'azienda del settore automotive, ma non è sicuramente il sogno della mia vita. Se potessi non lavorare, vorrei potermi dedicare allo studio delle interrelazioni tra micro e macrocosmo, come facevano i "magi" rinascimentali. Dopo essermi laureata e assaporato per un anno il mondo del lavoro italiano, mi sono trasferita in Cina per un anno per studiare storia del'arte all'accademia di Hangzhou. Dal mio rientro in Italia, 6 anni fa, sto ancora cercando di reinserirmi nella società "civile" italiana, con scarsi risultati! Questo blog è il mio modo di condividere il mio animo e il mio modo di osservare la realtà con i miei lettori. Spero che anche per voi sia un percorso entusiasmante come lo è per me.

lunedì, settembre 04, 2006

Il Paese di Mezzo

La lingua cinese non è una lingua alfabetica come le nostre, bensì una lingua semantica, in cui un carattere non rappresenta unicamente una pronuncia, ma evoca anche una visione dell'oggetto a cui si riferisce. Per questo motivo la lingua cinese tende a utilizzare al minimo i concetti astratti, difficilmente rappresentabili dai caratteri.
Pensiamo infatti a come i cinesi chiamano la propria nazione. Essi non utilizzano una mera pronuncia fonetica, come facciamo nelle lingue europee, bensì due caratteri Zhong (= centro) e Guo (= Paese). I cinesi definiscono quindi il proprio stato "Paese di mezzo".
Essendo il cinese una lingua molto pragmatica, il definire il proprio stato in questo modo ha comportato un conseguente atteggiamento nei confronti del mondo esterno.
Pensiamo per esempio alle cartine geografiche cinesi del mondo conosciuto pubblicate prima della fine del '700: la Cina si trova al centro della carta; oppure all'atteggiamento che nei secoli l'impero cinese ha tenuto nei confronti dei popoli stranieri: questi ultimi erano considerati niente meno che dei barbari senza capacità e intelletto. Solo rari casi testimoniano l'accettazione delle straniero come un uomo capace, in grado di servire la corte cinese, pensiamo per esempio a Marco Polo o a Giuseppe Castglione.
Al contrario, oggi, si guarda all'occidente con ammirazione e spesso in maniera acritica. Si accetta ogni contraddizione, senza prima ponderare se sia prudente introdurla all'interno di una società emotivamente scossa da anni di regime centralizzato e giovane dal punto di vista critico.
L'orgoglioso "Paese di mezzo" di un tempo è oggi a tutti gli effetti un ingranaggio della globale e materialistica società dei consumi.
Che ci si debba aspettare un repentino cambio di nome?

1 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Ciao Marinella. Se letto alla luce dei fatti di cronaca "occidentale" il tuo articolo mi riporta prepotentemente alla "dimenticanza" delle origini religiose e culturali in cui il popolo italiano (vorrei dire quello europeo) sta sprofondando... l'individuo diviene sempre più approssimativo nel valutare i fatti, sempre più ignorante nel giudicarli, impigrendosi nel dare ascolto solo a ciò che che si confà alla propria stessa idea, e che quindi non stimola l'intelletto, la ragione, la sfida alla diversità.
Quando torni parliamone. Credo che, anche se questo commento sembra slegato dal tuo "stimolo" alla fine si legherà neglio di quanto non sembri. è che non vorrei fare uno sproloquio accademico qui nel tuo blog. bacio (la solita estimatrice)

5:46 PM  

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