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Località: Torino, TO, Italy

Ho 35 anni e sono laureata in Lingua e Letteratura Cinese. Lavoro come buyer in un'azienda del settore automotive, ma non è sicuramente il sogno della mia vita. Se potessi non lavorare, vorrei potermi dedicare allo studio delle interrelazioni tra micro e macrocosmo, come facevano i "magi" rinascimentali. Dopo essermi laureata e assaporato per un anno il mondo del lavoro italiano, mi sono trasferita in Cina per un anno per studiare storia del'arte all'accademia di Hangzhou. Dal mio rientro in Italia, 6 anni fa, sto ancora cercando di reinserirmi nella società "civile" italiana, con scarsi risultati! Questo blog è il mio modo di condividere il mio animo e il mio modo di osservare la realtà con i miei lettori. Spero che anche per voi sia un percorso entusiasmante come lo è per me.

domenica, settembre 17, 2006

Tianjin - parte I


Per la seconda volta nel giro di due mesi sono di nuovo a Tianjin.
Nonostante io viaggi in Cina da anni, questa è la prima volta che mi trovo a passare in questa zona del nord-est cinese.
Durante la mia prima visita, non ho osato esprimere pareri, anche perché ci sono rimasta per soli due giorni e per di più passando quasi tutto il mio tempo in fabbrica a lavorare, tuttavia la seconda occhiata alla città non ha fatto altro che confermare le mie prime impressioni: Tianjin è una cittadina cinese come tante, industrializzata, sporca, inquinata, chiassosa e in via di ammodernamento.

Lasciate che vi racconti qualcosa di questa città, ovviamente attraverso il mio sguardo.
Fino a pochi anni fa, all'interno del quartiere formato dall'intersezione delle vie Bei Ma, Dong Ma, Nan Ma e Xi Ma, mi dice una taxista locale, si trovavano delle caratteristiche costruzioni basse in stile cinese. Oggi al loro posto sorgono enormi cantieri, che tra pochi mesi produrranno altri anonimi palazzi.
Solo poche case sono state conservate e restaurate come attrazione turistica per stranieri. Il quartiere Guwenhua Jie, ne è un esempio.
Mi ci sono addentrata, ma non ne sono rimasta per niente affascinata. Tutto è costruito ad arte per attirare il turista: dalle antiche facciate dei negozi, alle improvvisazioni di pipa (tipico strumento a corde cinese), ai grilli in gabbia (parlerò meglio ndi questa curiosa usanza in uno dei prossimi posts).

Mi ha invece molto colpita la visita presso il Monastero della Profonda Compassione (Dabeichan Yuan). Non tanto per il monastero in sé, piuttosto anonimo e decadente anche se frequantato da molti fedeli, quanto per il caratteristico e animato mercato di oggetti sacri che vi si trova accanto.
Anche gli hutong (tipici quartieri con case di pochi metri quadrati) che circondano il monastero sono interessanti, sebbene tra poco saranno anch'essi abbattuti per lasciare il posto ad un moderno quartiere all'occidentale.
Certo gli hutong sono sporchi e privi di servizi igienici privati, ma sono una parte del passato di questo popolo.
Come è possibile che la Cina possa andare avanti senza conservare traccia del proprio passato?
Forse è anche per questo che la Cina viene definita "il gigante dai piedi d'argilla"?