SENTIERI CINESI

Le mie foto
Nome:
Località: Torino, TO, Italy

Ho 35 anni e sono laureata in Lingua e Letteratura Cinese. Lavoro come buyer in un'azienda del settore automotive, ma non è sicuramente il sogno della mia vita. Se potessi non lavorare, vorrei potermi dedicare allo studio delle interrelazioni tra micro e macrocosmo, come facevano i "magi" rinascimentali. Dopo essermi laureata e assaporato per un anno il mondo del lavoro italiano, mi sono trasferita in Cina per un anno per studiare storia del'arte all'accademia di Hangzhou. Dal mio rientro in Italia, 6 anni fa, sto ancora cercando di reinserirmi nella società "civile" italiana, con scarsi risultati! Questo blog è il mio modo di condividere il mio animo e il mio modo di osservare la realtà con i miei lettori. Spero che anche per voi sia un percorso entusiasmante come lo è per me.

mercoledì, novembre 29, 2006

Incidenti in Miniera

E' di questa mattina la notizia che dopo 90 morti in soli tre giorni, dovuti ad incidenti in alcune importanti miniere cinesi di carbone, la voce abitualmente sopita dei lavoratori e dei familiari delle vittime, si sia al contrario alzata.
Sono le vedove ed i familiari delle vittime a denunciare che alcune delle miniere ritenute a rischio e che rientrano nel piano di chiusura emanato pochi mesi fa dal governo cinese, siano invece ancora aperte e stiano producendo a pieno ritmo, in modo da ricavare più profitti possibili prima dell'apposizionde dei sigilli da parte delle autorità.
I contestatori però sono sicuri che l'apposizione di tali sigilli tarderà sicuramente a venire. Essi riferiscono infatti che molti degli industriali che detengono il possesso delle miniere incriminate, avendo forti agganci nelle amministrazioni locali, siano detentori di una sorta di immunità nella seppur critica situazione attuale.

La cosa strepitosa, e sicuramente anomala per lo stato cinese, è tuttavia il fatto che, sebbene molti cinesi siano ancora scossi dai gravi fatti accaduti nel Giugno 1999 su Piazza Tian'an men e dalle loro conseguenze, dei comuni cittadini siano scesi in prima linea per far sentire la propria voce di protesta contro le amministrazioni locali e, di rimando, contro il governo centrale.
Anzi, sarebbe auspicabile che, anche sotto la spinta di movimenti religioso-politici, come ad esempio quello della setta buddista Falun Gong - nata anch'essa nel 1999, e tra l'altro dichiarata fuorilegge dal governo cinese - sempre più persone uscissero dall'anonimato delle masse e cercassero di migliorare la qualità della propria vita attraverso lo strumento della pacifica manifestazione popolare di piazza.
Non importa quanto tempo sarà necessario. L'importante è che accada.

martedì, novembre 14, 2006

My Street


Due settimane fa si è svolta la manifestazione Lucca Comics and Games 2006, l'evento sicuramente più atteso da tutti gli appassionati di fumetti e giochi d'Italia.
Piacevole novità dell'edizione è stata la pubblicazione da parte di una nuova casa editrice torinese di due opere di autori cinesi: My Street di Nie Jun e Il volo di Zhang Xiaoyu.
Dopo il travolgente successo dei manga giapponesi, della sempre più affermata presenza sul mercato di manwa coreani, è giunto finalmente il momento che anche i manhua cinesi siano presentati e, speriamo, apprezzati dal pubblico italiano.
Una scelta coraggiosa quella della 001 Edizioni, anche se i due primi titoli scelti hanno caratteristiche piuttosto comuni ai manga giapponesi o alla bande desinneé francese.

In questo post vorrei dilungarmi sulla presentazione di My Street, lasciando Il Volo per uno dei prossimi post.

Per le sue linee grafiche pulite e lineari, oltre che per alcuni accenni alla decadenza e assurdità del mondo che circonda i protagonisti - e noi lettori, di rimando - My Street sembra ispirarsi profondamente alla serie Il Garage Ermetico di Moebius.

La storia prende il via in un ambiente malfamato di periferia, dove il protagonista Mao Ye, diciassettenne "pentito", che cerca di abbandonare il clan per cui ha lavorato fin dalla più tenera età, rischia di perdere la vita in uno scontro tra bande rivali, a causa di una pallottola vagante. Viene salvato da una vecchia pittrice che in cambio delle cure prestategli, gli chiede di ascoltare una storia.
Come in un gioco di scatole cinesi ecco che ci ritroviamo spettatori di una storia nella storia, catapultati nel mondo di Huang, giovane inventore che sogna di sorvolare la sua città sulle ali di una macchina volante di sua invenzione.
La vita di Huang scorre spensierata - se così si può definire il fuggire da una guerra assurda - fino al giorno in cui il padre muore, trasformandosi in uno sciame d'api.
Poiché Huang è stato l'unico testimone della scomparsa del padre, non creduto, viene rinchiuso in manicomio.
Qui incontra Cai, una pittrice sua coetanea, insieme alla quale, per un caso fortuito, riesce a fuggire dal manicomio. Per un attimo le loro strade sembrano dividersi, ma dopo che Cai ha consumato la propria vendetta, i due giovani si ritrovano e fuggono lontani a bordo della macchina volante di Huang.

"Sarebbe l'inizio o la fine della storia?", chiede Mao Ye alla vecchia. Ma prima di conoscere la risposta Mao Ye si trova già sulla strada che porta alla casa di La Fourge, suo defunto compagno di clan che, in punto di morte, gli chiede di consegnare alla figlia un portafoglio in cui vi è racchiuso tutto ciò che possiede.
Piccolo Fiore, questo il nome della ragazza, è la coprotagonista di questo complesso manhua. Creduta portatrice di sfortuna, ella vive da tempo incatenata al suo letto. Ha gli occhi di un cucciolo impaurito, la diffidenza di un animale maltrattato e tradito.
Mao Ye la libera, ma immediatamente i due ragazzi si trovano coinvolti in una serie di disastri, che la stessa Piccolo Fiore crede imputabili alla sua sola presenza.
Anche lei, in una spirale di rimandi tra fantasia e realtà, ha una vendetta da compiere e dopo averla consumata si ritrova a fuggire lontano da tutto e tutti a bordo di una moto, in compagnia di Mao Ye.
Non sappiamo quale sia la loro meta, né se questo posto sia vicino o lontano, reale o fittizio, così che, come lo stesso Mao Ye, neppure il lettore sa se questo sia "l'inizio o la fine della storia".

La trama di My Street è sicuramente complessa e a prima lettura assurda. Il filo conduttore sono la sofferenza e il disagio, che tutti i protagonisti attraversano durante le loro vite.
"Tutti... ritorniamo al niente... Il mondo continua a... gemere di dolore", dice Cai prima di freddare la sua vittima.
Presente e passato, realtà e fantasia si confondono continuamente. Si incrociano, si rincorrono, rendendo il manhua assolutamente sfuggente e imprevedibile.
I protagonisti - come anche il lettore - si ritrovano proiettati all'interno di una realtà confusionaria, onirica, dolorosa, delimitata da contorni di vignette asimmetriche, mai uguali a se stesse, a volte a tutta pagina, a volte schiacciate da ruote di motocicletta, come a ribadire che non esistono certezze, che esistono solo vuoto e dolore e che la storia stessa, per questo, avrà un andamento scostante, incapace di rassicurare anche chi la vive solo esternamente.
Alcune vignette sono addirittura scure, nere, ipnotiche. Le linee bianche e sottili, che sembrano schiacciate tra il nero dello sfondo, danno vita a creature di chagalliana memoria, ricordando fortemente lo stile delle tormentate vignette di Craig Thompson.
Un’infinito romanticismo scaturisce dagli accostamenti forti di dialoghi e immagini, lasciandoci senza parole.
Pensiamo al fiore in piena fioritura che si staglia solo di fronte alla città piena di violenza, in chiusura del volumetto, o alla bambina di 4 o 5 anni che disegna angeli per terra. Vedendo Piccolo Fiore, la bimba chiede: “Hai mai visto un cadavere?”, e alla risposta affermativa della ragazza, ribatte: “Come vorrei vederne anch’io”.

Insomma, My Street è un fumetto capace di spiazzare, forse non un capolavoro, ma sicuramente un’opera difficile da dimenticare.
Sarà capace di diventare anche la “vostra strada".?

My Street è edito da 001Edizioni: http://www.001edizioni.com/

martedì, novembre 07, 2006

Banchetto finale - Tianjin part II

Mancavano poche ore alla fine del viaggio in Cina, quando ho annotato la traccia di questo post.
Una delle ultime cose curiose che sono capitate è stato il banchetto di commiato offerto dai nostri fornitori a Tianjin, consumato in una stanza privata al V piano di un sontuoso ristorante multipiano.
Il ristorante in questione è uno di quelli in cui si può scegliere il cibo che si desidera farsi cucinare. Ma se fosse solo questo, potremmo pensare di essere in un comune ristorante. La sua vera peculiarità consiste nell'avere enormi vasche di vetro, tipo quelle degli acquari, da cui si possono scegliere: pesci, mollischi, crostacei, serpenti e tartarughe, ancora vivi.
La preda viene prelevata dalla teca, uccisa, pulita e cucinata in base alla richiesta del cliente.
Tipi di cottura differenti hanno ovviamente costi differenti!
Agli occhi di noi occidentali, "viziati" dai cibi preconfezioonati dei supermercati, ciò può sembrare una pratica tanto crudele quanto barbara, ma rimane tuttavia un atto affascinate, a mio giudizio; una "lotta all'ultimo sangue" per la cattura della preda.
Un istinto primitivo, ferino, che la maggiorparte delle società moderne sopisce sotto giacca e cravatta, ma che rimane vivo nel profondo, e che la società cinese, invece, continua ad esternare, trovandolo assolutamente normale.