Guerre Celesti
Può sembrare una notizia curiosa come un'altra, ma in realtà contiene una provocazione molto forte da parte della Santa Sede al governo centrale di Pechino.
In un giorno che dovrebbe essere sinonimo di pace, amore supremo e riconciliazione, Benedetto XVI lancia la sua "dichiarazione di guerra" alla Cina, convinto che la sua sia una missione giusta, da combattere in nome di Dio.
Sembra un'altra delle sue crociate in nome dell'intolleranza, più che dell'amore, come l'intimazione ai cattolici a non votare a favore della legge sulle convivenze e le coppie di fatto, ma è un fatto ancora più grave.
Infatti, la ragazza cinese che ha portato la croce, è semplicemente un bagliore che nasconde la dichiarazione di guerra del pontificato nei confronti del governo centrale di Pechino. A giorni sarà infatti diffusa tra i fedeli cinesi una lettera aperta che, probabilmente, accuserà il governo cinese non solo di non riconoscere le nomine dei vescovi proposti dalla Santa Sede, ma anche di essersi arrogato il diritto di nominarne di proprii, possibilmente assoggettati alle regole di partito.
Il testo, irrevocabile, di tale lettera è stato inviato a Pechino con qualche giorno di anticipo rispetto alla sua uscita pubblica per permettere alle autorità cinesi, dice il papa attraverso i proprii portavoce, di preparare una eventuale "difesa".
Posso capire, anche se non condividere, che un governo laico e soprattutto totalitario, decida di considerare alcune religioni come pericolose e sovversive (lo fecero anche i romani nei confronti del Cristianesimo, prima di adottarlo come religione di stato), e quindi cerchi di controllarne i vertici; ma non capisco e soprattutto non condivido che il capo della Chiesa, anteponga il fatto di determinare i confini del proprio potere al bene spirituale dei proprii "figli".
Forse sarebbe più onorevole da parte di un uomo che si fa appellare "Santo Padre" cercare di pacificare piuttosto che creare nuovi odi.
Non ci sono già troppi focolai di odio che, in nome di una religione, bruciano stati in ogni parte del mondo?
Sicuramente sì, ma, e spero di sbaglairmi, credo che la sete di potere dell'uomo Ratzinger stia per far assistere al mondo ad un nuovo ciclo di crociate che, in nome di un Dio guerriero e non di pace, porteranno terrore, scompiglio e morte tra i fedeli più condizionabili.
Non sarebbe quindi ora di cominciare a pensare con le proprie teste, invece che farsi riempire le orecchie da prediche aride e intolleranti che escono dagli edifici che chiamiamo sacri?
Pensateci.
