SENTIERI CINESI

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Località: Torino, TO, Italy

Ho 35 anni e sono laureata in Lingua e Letteratura Cinese. Lavoro come buyer in un'azienda del settore automotive, ma non è sicuramente il sogno della mia vita. Se potessi non lavorare, vorrei potermi dedicare allo studio delle interrelazioni tra micro e macrocosmo, come facevano i "magi" rinascimentali. Dopo essermi laureata e assaporato per un anno il mondo del lavoro italiano, mi sono trasferita in Cina per un anno per studiare storia del'arte all'accademia di Hangzhou. Dal mio rientro in Italia, 6 anni fa, sto ancora cercando di reinserirmi nella società "civile" italiana, con scarsi risultati! Questo blog è il mio modo di condividere il mio animo e il mio modo di osservare la realtà con i miei lettori. Spero che anche per voi sia un percorso entusiasmante come lo è per me.

domenica, agosto 24, 2008

Il cinese per tutti.

Sabato 22 agosto è uscito in edicola il primo dei 36 numeri del corso di lingua cinese, edito dalla De Agostini, "Il Cinese".
Forse è stato omesso il termine "per tutti", che generalmente accompagna tutti i corsi di lingue editi da questa casa editrice, perché in effetti il cinese non è così alla porta di tutti, o, almeno, tramite questo corso.

Da buona sinologa, l'idea che il cinese possa divenire una lingua apprezzata e maggiormente alla portata di tutti, non può che farmi piacere, quindi, spinta da forte curiosità, ho provato ad acquistare il primo numero del corso.
Allegati all'onnipresente fascicolo ho trovato: un dvd, contenente i primi 4 episodi di una sit-com, che accompagnarà lo studente nell'apprendimento dei rudimenti della lingua, mille inviti ad abbonarsi al corso tramite ricezione dei fascicoli a domicilio o presso l'edicola di fiducia, e inifine un dizionario Italiano-Cinese, comprendente circa 40.000 vocaboli.
Peccato che i principianti che decideranno di affrontare il corso non saranno in grado di utilizzarlo, neppure alla fine della treantaseiesima lezione del loro percorso didattico! Il corso si prefigge infatti lo scopo di insegnare ai volenterosi studenti circa 300 caratteri (pensate che la lingua cinese ne comprende circa 60.000), sicuramente insufficienti per leggere le definizioni, prive di pronuncia fonetica, offerte dal loro utile dizionario.

A parte la problematica legata al dizionario e al fatto che nelle note grammaticali sono contenute piccole ingenuità, tra cui cito solamente, a titolo d'esempio: l'assenza della pronuncia fonetica del carattere 学生 (xuesheng, secondo tono + monosillabo atono = studente) a pag. 6, e l'affermazione, a pag. 7, che la negazione (mei, secondo tono = non) viene unicamente usata con il verbo (you, terzo tono = avere, esserci), il corso ha tuttavia il merito di avvicinare l'occidentale medio allo sutio della lingua cinese, giudicata generalemte troppo complessa da imparare, per la sua intrinseca diversità dalle lingue alfabetiche a cui siamo da sempre abituati.
Apprezzabilissima è inoltre la parte del corso relativa alle note culturali, che accompagnano lo studente alla scoperta dei tesori della millenaria cultura della "terra di mezzo" (il modo in cui i cinesi delfiniscono il loro Paese).

Insomma, alla fine, vi consiglio di acquistare questo corso e di provare ad intraprendere il sentiero sul cammino che apre le porte della sinologia, ma vi invito a farlo accompagnati da un sinologo esperto, in quanto le basi sono fondamentali in qualunque disciplina, per poter raggiungere vette elevate.

martedì, agosto 19, 2008

Bacchette - Kuaizi

Quando si entra in un ristorante cinese, la prima differenza che si nota rispetto alle tavole italiane è il fatto che al posto delle comuni posate (forchetta, cucchiaio e coltello), alla destra del piatto giace sempre un paio di bacchette (in cinese kuaizi).

Tuttavia, non solo in Cina il cibo viene servito a tavola già sminuzzato, pronto per essere afferrato da esperti maneggiatori di bacchette, anche in altri Paesi del sud-est asiatico come: Giappone, Corea e Vietnam, l'uso delle bacchette a tavola è una pratica comune.

Le bacchette, di forma tonda o quadrata, possono essere realizzate in diversi materiali: legno, plastica, porcellana, ossa di animali, metallo, corallo, agata e giada. Esemplari raffinati possono addirittura combinare l'utilizzo di materiali differenti (vedi foto qui sopra) o presentare intagli o decori dipinti, sia figurativi che calligrafici, sulla parte posteriore.
Alcuni esemplari in avorio sono utilizzati tutt'oggi durante banchetti in onore di personaggi importanti, mentre bacchette in oro erano generalmente utilizzate in passato dagli appartenenti all'aristocrazia o dai membri della casa imperiale.
Nel passato si utilizzavano anche bacchette d'argento, che i nobili utilizzavano in quanto si credeva che esse potessero cambiare colore a contatto con cibi avvelenati.
Tuttavia, il tipo più comune usato oggigiorno dalle famiglie cinesi è sicuramente quello realizzato in legno o bambù.

Sebbene le origini precise della nascita delle bacchette risultino sconosciute, tuttavia se ne attesta l'utilizzo già durante il periodo Shang (1766-1122 a.C.).
Nonostante tali fonti, è generalmente ritenuto che in Cina l'utilizzo delle bacchette a tavola, sia stato formalizzato solo diversi secoli più tardi, sotto l'influenza di Confucio (551-479 a.C.).

"L'uomo onorevole e retto si tiene sempre lontano dal macello e dalla cucina. Egli non ammette coltelli alla sua tavola”.

Dalla frase qui sopra riportata, attribuita allo stesso Confucio, si evince che tale dottrina considerava coltelli (e forchette) come strumenti capaci di ispirare sentimenti di violenza in chi li maneggiava, essendo essi strumenti utilizzati anche nei macelli e sui campi di battaglia.
Le bacchette, al contrario, avrebbero ispirato nei commensali sentimenti di benevolenza (ren, in cinese), uno dei principali insegnamenti morali del confucianesimo.

Confucio fu un vegetariano e un profondo idealista. Promosse la pace e la non violenza, che cercò di mettere in pratica anche tramite la preferenza accordata alle bacchette.
Pensate quindi a come reagirebbe ora, vedendo che il suo pensiero è divenuto ideologia di stato presso la maggior parte dei paesi del sud-est asiatico e che, in suo nome, vengono commesse e giustificate le peggiori atrocità!

giovedì, agosto 07, 2008

Chi fan le mei you?

Tempo fa ho scritto un post che parlava di un banchetto ufficiale, tenutosi in uno di quei ristoranti di lusso dove il cliente può scegliere tra le vasche e le teche in esposizione all'entrata, quali "piatti" ordinare per la serata.

Rileggendolo, mi sono trovata a pensare a un film che ho visto qualche anno fa e che ho amato al punto dada comprare in DVD.

Il film, una commedia del 1994 la cui regia è firmata da Ang Lee, si intitola Mangiare Bere Uomo Donna e racconta la storia di un padre e delle sue tre figlie ( e di alcuni altri personaggi secondari), raccontata attraverso i loro ripetitivi incontri a tavola.

Come siggerisce il titolo, infatti, la nutrizione, come il sesso, è un istinto basilare su cui si fonda la vita di ogni individuo. E il cibo in particolare è un fattore così importante nella vita di ogni cinese, da portare al detto "Tutto ciò che vola, nuota o cammina è buono da mangiare".

Pensate che la frase tipica che vi sentirete rivolgere appena svegli al mattino non sarà "Come stai?" o "Tutto bene?", bensì "Hai mangiato?" (che in cinese suona come il titolo di questo post)!

Per questo, tutto ciò che concerne il cibo, la cucina in primo luogo, diventa una sorta di territorio sacro, che solo i più degni possono osare attraversare.
E' ciò che accade nel film. Il padre, grande cuoco di Taipei, non permette a nessuna delle figlie di entrare nella sua cucina, nonostante una delle tre desideri ardentemente farlo.
Sono poetiche e significative in questo senso sia la scena di apertura sia quella di chiusura del film, che mostrano due importanti momenti di vita "ai fornelli". E' inoltre esilarante e geniale la scena in cui il "Maestro Chu" (il padre delle tre ragazze) viene richiamato in servizio nel cuore della serata, per quella che viene definita "un'emergenza". Per correggere l'errore di un giovane cuoco (che probabilmente non ritiene la cucina nulla di più che un mezzo di sostentamento) che ha acquistato una partita difettosa di pinne di pescecane, l'ormai pensionato "Maestro Chu" mette in pratica la sua magia guaritrice e con qualche spezia e un propizio cambio di nome per il piatto da servire al banchetto dell'importante ospite, fa sì che l'onore del ristorante rimanga intatto.
Insomma, non vi rimane che assaporarvi la visione di questo film.
Wei kou hao (Buon appetito) a tutti!

domenica, agosto 03, 2008

Tian Guo - Il celeste impero

Ieri sera, in una Torino ormai abbandonata dai vacanzieri di agosto, sono andata a visitare la mostra Tian Guo - Il celeste impero, che si tiene presso il Museo di Antichità, in prossimità delle Porte Palatine.

Era da molto che non passavo nella zona retrostante a Porta Palazzo e quello che vi ho trovato è stata una piacevole sorpresa. Il restauro per il recupero di quello storico angolo della città è stato fatto ad arte; ciò che prima era un luogo di incontro per un pugno di malviventi, ora è diventato uno spazio cittadino in cui persone in cerca di tranquillità e silenzio possono tranquillamente passeggiare, portare a spasso i loro animali o sedere a leggere un libro.

Insomma, in questo scenario mi avvicino al teatro romano e scendo le scale di legno che sono state per l'occasione montate per facilitare la discesa verso l'ingresso della mostra e rimango affascinata.

La mostra, che rimarrà aperta fino al prossimo 16 novembre, si propone lo scopo di accompagnare lo spettatore attraverso i cambiamenti che la Cina ha subito nel periodo compreso tra la prima dinastia imperiale cinese, quella Qin (221 - 206 a. C.), e la dinastia Tang (618-907 d.C.), sottolineando, attraverso l'evoluzione artistica, la trasformazione della Cina da paese culturalmenete e politicamente diviso, ad impero raffinato e cosmopolita.

Le opere, circa 150, sono tutte di grande valore sia storico che artistico, e comprendono tipologie artistiche che passano dalla statuaria (in terracotta, bronzo, pietra), all'oggetistica rituale e casalinga (lacche, bronzi, pietre preziose), ai mattoni pieni con decorazioni in rilievo e dipinti murari, tutti di provenienza tombale.
Tuttavia, credo che la cosa che colpisce maggiormante, anche gli spettatori meno esperti di arte orientale, sia il perfetto connubio tra le opere esposte e il loro spazio espositivo.
Basti pensare all'imponente statua di Buddha Maitreya di epoca Tang, che apre il percorso espositivo, e ai 6 guerriei di terracotta (facenti aprte del seguito del primo imperatore cinese, Qin Shi Huangdi), che si trovano nella seconda sala del percorso, per rimanere affascinati dall'allestimento dell'intera mostra. Le orpere, ove possibile, poggiano sui gradoni del teatro romano e rimangono naturalemnte incorniciate da archi a tutto sesto in mattoni.
Uno spettacolo da mozzare il fiato!

Insomma, invito tutti voi a partecipare, soprattutto uno di questi sabati di agosto: l'afflusso del pubblico è moderato e l'ingresso è gratuito dalle 19:00 alle 23:00.
Buona visione.