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Località: Torino, TO, Italy

Ho 35 anni e sono laureata in Lingua e Letteratura Cinese. Lavoro come buyer in un'azienda del settore automotive, ma non è sicuramente il sogno della mia vita. Se potessi non lavorare, vorrei potermi dedicare allo studio delle interrelazioni tra micro e macrocosmo, come facevano i "magi" rinascimentali. Dopo essermi laureata e assaporato per un anno il mondo del lavoro italiano, mi sono trasferita in Cina per un anno per studiare storia del'arte all'accademia di Hangzhou. Dal mio rientro in Italia, 6 anni fa, sto ancora cercando di reinserirmi nella società "civile" italiana, con scarsi risultati! Questo blog è il mio modo di condividere il mio animo e il mio modo di osservare la realtà con i miei lettori. Spero che anche per voi sia un percorso entusiasmante come lo è per me.

giovedì, agosto 07, 2008

Chi fan le mei you?

Tempo fa ho scritto un post che parlava di un banchetto ufficiale, tenutosi in uno di quei ristoranti di lusso dove il cliente può scegliere tra le vasche e le teche in esposizione all'entrata, quali "piatti" ordinare per la serata.

Rileggendolo, mi sono trovata a pensare a un film che ho visto qualche anno fa e che ho amato al punto dada comprare in DVD.

Il film, una commedia del 1994 la cui regia è firmata da Ang Lee, si intitola Mangiare Bere Uomo Donna e racconta la storia di un padre e delle sue tre figlie ( e di alcuni altri personaggi secondari), raccontata attraverso i loro ripetitivi incontri a tavola.

Come siggerisce il titolo, infatti, la nutrizione, come il sesso, è un istinto basilare su cui si fonda la vita di ogni individuo. E il cibo in particolare è un fattore così importante nella vita di ogni cinese, da portare al detto "Tutto ciò che vola, nuota o cammina è buono da mangiare".

Pensate che la frase tipica che vi sentirete rivolgere appena svegli al mattino non sarà "Come stai?" o "Tutto bene?", bensì "Hai mangiato?" (che in cinese suona come il titolo di questo post)!

Per questo, tutto ciò che concerne il cibo, la cucina in primo luogo, diventa una sorta di territorio sacro, che solo i più degni possono osare attraversare.
E' ciò che accade nel film. Il padre, grande cuoco di Taipei, non permette a nessuna delle figlie di entrare nella sua cucina, nonostante una delle tre desideri ardentemente farlo.
Sono poetiche e significative in questo senso sia la scena di apertura sia quella di chiusura del film, che mostrano due importanti momenti di vita "ai fornelli". E' inoltre esilarante e geniale la scena in cui il "Maestro Chu" (il padre delle tre ragazze) viene richiamato in servizio nel cuore della serata, per quella che viene definita "un'emergenza". Per correggere l'errore di un giovane cuoco (che probabilmente non ritiene la cucina nulla di più che un mezzo di sostentamento) che ha acquistato una partita difettosa di pinne di pescecane, l'ormai pensionato "Maestro Chu" mette in pratica la sua magia guaritrice e con qualche spezia e un propizio cambio di nome per il piatto da servire al banchetto dell'importante ospite, fa sì che l'onore del ristorante rimanga intatto.
Insomma, non vi rimane che assaporarvi la visione di questo film.
Wei kou hao (Buon appetito) a tutti!